Pagliacci - Cavalleria rusticana, soggetto

Nell’Italia popolare del passato, l’adulterio prevedeva spesso il ricorso alla legge coltello, alla giustizia fai-da-te. Le cronache erano ghiotte di questi fatti di sangue. E la società, ancora nutrita di cultura tribale, spesso auspicava il delitto d’onore.

Quest’accoppiata d’opere mostra due varianti del classico regolamento di conti matrimoniale. A volte l’uomo ammazzava solo l’amante della moglie (Cavalleria rusticana). Mentre altre volte, oltre all’amante, eliminava per completezza anche la traditrice (Pagliacci). Era un problema, per fortuna non diffusissimo. Se non fosse stato per qualche odiosa soffiata, le passioni delle mogli erano vicende che i mariti venivano a sapere per ultimi, e spesso non venivano a sapere affatto.

In Cavalleria a fare la spia è la precedente ragazza dell’insaziabile Turiddu (quello di “Hanno ammazzato compare Turiddu!”). Poteva aspettarselo: nella Sicilia rurale dell’Ottocento sedurre una ragazza, e non sposarla, poteva costare caro.

Invece nel miserando mondo dei teatranti girovaghi di Pagliacci, è un deforme spasimante respinto a vendicarsi dell’adultera con una sordida delazione al marito. Ma qui, per la definitiva confessione, c’è una strategia spettacolare: la famosa scena di “teatro nel teatro”. Storie d’umana povertà e d’istintuale bassezza.

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