Simon Boccanegra, Soggetto

Una torva Genova tardo-medioevale. Un eroe brutale e dolente che ama il mare e diffida dell’uomo. Da corsaro plebeo - sterminatore dei pirati africani - ha accettato la carica di doge per amore. Amava riamato una patrizia della famiglia Fiesco. Era nata una figlia da quell’unione segreta. Ma la madre è morta e la bimba scomparsa. La maledizione di Jacopo Fiesco, padre della defunta e nonno della bambina perduta, sarà eterna contro il seduttore. Passano venticinque anni fra prologo e primo atto. La storia diviene veramente intricata perché il “suocero” vendicativo ha cambiato nome, e la figlia di Simone pure, perché è stata adottata dalla ricca famiglia Grimaldi. E’ fidanzata con Gabriele un giovane gentiluomo che congiura contro Simone. Scena di grande emozione: ricostruendo il passato padre e figlia si riconoscono. Da quel momento Simone ritrova uno scopo nella vita. Si parla di guerre tra le repubbliche marinare. Il doge seda con sarcasmo una rivolta della plebe. Equivoci, spade sguainate con l’amato della figlia. Uno spettacolare giuramento in cui Paolo, il vero traditore di Simone, è costretto ad automaledirsi! E ancora congiure, menzogne, insinuazioni. Per amore della figlia è pronto a perdonare chi sta tramando contro di lui, persino quando sta per essere pugnalato. Alla fine il vecchio doge corsaro viene avvelenato da Paolo, condannato al patibolo. Riguarda con nostalgia per l’ultima volta il mare della sua gioventù, tanto preferibile agli uomini. Indica alla figlia in Jacopo Fiesco il padre di sua madre. Cede la carica di doge a Gabriele, il fidanzato della figlia, e si spegne insieme a tutte le luci di Genova. Lui stesso aveva dato ordine di abbassarle per rispetto dei morti della sommossa. La storia è nel segno del più cupo pessimismo verdiano.

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