“La valchiria” è una delle opere più liriche e romantiche di Wagner, che vi ha sviluppato temi amorosi e tormenti familiari d’ineguagliabile suggestione emotiva. Il fascino avvincente della sua musica, al servizio di un complesso sistema di pensiero, narra i drammi di dèi, miti ed eroi immersi nelle saghe bellicose dell’antichità germanica, in cui stirpi e schiatte differenti si odiano e si combattono.
La valchiria del titolo è Brunilde, che alla fine dell’opera viene punita e degradata, da vergine guerriera e protettrice della reggia degli dèi, a semplice donna. La sua colpa è quella di avere tentato di salvare dalla morte due gemelli – i suoi fratellastri Siegmund e Sieglinde - rei di un amore incestuoso da cui nascerà l’eroe Sigfrido. Protagonista occulto, da cui prende le mosse tutta la vicenda, è il dio Wotan, padre delle valchirie e futuro nonno di Sigfrido, che a lui in seguito si ribellerà.
L’opera inizia con una tempesta, prosegue con primaverili incanti amorosi, prevede il mito della spada invincibile, tratteggia le beghe coniugali di una coppia divina, comprende la celebre “Cavalcata delle valchirie” e si conclude con lo straziante addio di un padre alla figlia prediletta. Brunilde viene abbandonata dormiente su una roccia circondata di fiamme in modo che chi la prenderà per sé, attraversando il muro di fuoco, sia quanto meno un uomo coraggioso. Per una valchiria ci voleva almeno un eroe.

