Immaginate un bravo ragazzo d’altri tempi, con una pudica fidanzata al paese e una mamma tutta casa e chiesa. Lui si chiama José ed è basco. La prima volta che esce dal suo guscio per fare il militare a Siviglia, l’anonimo campagnolo incontra una ragazza bella e irresponsabile. Si chiama Carmen, fa la sigaraia ed è anche lei una straniera in Spagna in quanto zingara. Tutta sesso e capricci, si diverte a sedurre la sua timidezza. Canta, danza, ancheggia su ritmi spagnoli, cubani e zigani. Sfrontata, selvatica e violenta, lo porta presto sulla strada della perdizione. José è lacerato fra la promessa Micaëla, che gli porta notizie dell’adorata mamma, e la sua demoniaca ragazzina. Non ha scelta: per averla diviene disertore e contrabbandiere. La coppia maledetta è formata e sta subito stretta a entrambi. Carmen è superstiziosa e sulla loro storia si affacciano presagi di morte. Mentre lei si consola in fretta con un fatuo torero, lui ne resta ossessionato. E, quando viene lasciato, non regge: geloso, orgoglioso, respinto per l’ultima volta, la pugnala tra le lacrime. La morte di Carmen è simile a quella del toro scatenato che stanno “matando” nell’arena presso la quale si chiude l’opera.

